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Progettazione BIM – Nei lavori pubblici e privati

30 Mag 2016Progettare

La progettazione BIM nel nuovo Codice degli appalti

Si parla di aspetti legati agli appalti pubblici, ma l’argomento è di attualità anche nell’àmbito dei lavori privati.

Fonte: Consulente Immobiliare – Sole24Ore

Il 18 aprile 2016 è stato approvato il nuovo Codice dei contratti pubblici in attuazione delle direttive 2014/23/UE2014/24/UE2014/25/UE, che sono parte della strategia Europa 2020. Strategia che tra le altre cose prevede:

  • uso efficiente dei fondi pubblici
  • dimensione europea del mercato dei contratti pubblici
  • incentivare la concorrenza
  • tutelare le piccole e medie imprese
  • uso degli appalti pubblici come strumento di politica economica e sociale
  • lotta alla corruzione
  • certezza del quadro regolatorio

Tra le novità introdotte come strumenti per ottenere tali risultati, c’è l’uso generalizzato della comunicazione elettronica.

Tra le forme di comunicazione elettronica, è compresa la progettazione BIM, Building Information Modeling.

L’art. 23 del D.Lgs. 50/2016 (Codice) conferma che la progettazione si articola in:

  • progetto di fattibilità tecnica ed economica (ex progetto preliminare)
  • progetto definitivo
  • progetto esecutivo

La progettazione deve essere orientata ad assicurare la razionalizzazione della progettazione e delle verifiche, mediante l’uso progressivo di strumenti elettronici specifici quali la modellazione per l’edilizia e le infrastrutture; si introduce così il BIM. Con alcuni limiti.

Con il termine progettazione BIM si indica un processo di sviluppo, analisi di modelli virtuali generati al computer, che si traducono in un modello d’informazioni, che riguardano l’opera o le sue parti, come ad esempio:

  • localizzazione geografica
  • geometria
  • materiali
  • elementi tecnici
  • impianti
  • fasi di realizzazione
  • operazioni di manutenzione
  • eccetera

Tutte le informazioni sono integrate, e utili in ogni fase, dalla studio preliminare sino al momento di ‘fine vita’.

La direttiva 2014/24/UE tratta la tematica all’art. 22, comma 4, dove prevede che gli Stati membri possono chiedere l’uso di strumenti elettronici di simulazione, per le informazioni edilizie.

Nella traduzione italiana non si parla espressamente di progettazione BIM. Ma nella versione inglese della direttiva, il riferimento è esplicito:

For public works contracts and design contests, Member States may require the use of specific electronic tools, such as of building information eletronic modelling tools or similar”.

Nelle prime bozze del nuovo Codice era stato introdotto il riferimento diretto alla progettazione BIM, prescrivendone l’introduzione immediata.

Nella versione finale si è deciso di rinviarne l’obbligatorietà, per la necessità di dover prima aggiornare le circa 3.000 stazioni appaltanti italiane, dotandole oltre che della conoscenza, anche della tecnologia.

L’art. 23 del nuovo Codice prevede quindi che, il metodo BIM possa essere oggi richiesto solo dalle stazioni appaltanti dotate di personale adeguatamente formato.

L’introduzione dell’obbligatorietà sarà quindi progressiva.

La tempistica sarà (o dovrebbe essere) stabilita con un Decreto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, da adottare entro il 31 luglio 2016.

Sempre l’art. 23 precisa una cosa importante: gli strumenti elettronici nell’àmbito del BIM dovranno utilizzare piattaforme interoperabili a mezzo di formati aperti non proprietari, al fine di non limitare la concorrenza tra i fornitori di tecnologie, e non limitare il coinvolgimento di specifiche competenze

tra i progettisti.

Le specifiche tecniche

Dato il divieto di limitare la concorrenza, gli appaltatori  dovranno usare strumenti informatici che rispettino le specifiche richieste dalle stazioni appaltanti pubbliche.

Si ricorda che ‘progettazione BIM’ non indica un tipo di software specifico, ma una filosofia, un metodo.

Nell’imporre l’uso di questo metodo, gli enti pubblici andranno a specificare quali caratteristiche tecniche siano richieste per un determinato appalto.

Le specifiche tecniche sono indicate all’articolo 68 del nuovo Codice.

Senza entrare troppo nel dettaglio, visto che quasi certamente la materia subirà numerosi aggiornamenti, per sommi capi le specifiche dovranno essere formulate secondo alcune modalità:

  • prestazioni, requisiti funzionali, tali da consentire agli offerenti di determinare l’oggetto dell’appalto, e alle amministrazioni di aggiudicare l’appalto;
  • riferimenti a specifiche tecniche, a norme e valutazioni europee, norme internazionali, altri vari sistemi tecnici di riferimento.

Il richiamo al principio dell’equivalenza (tra un sistema informatico e l’altro) determina il divieto di menzionare una fabbricazione o una provenienza determinata, un procedimento particolare

per i prodotti o dei servizi, ne fare riferimento a un marchio.

Sarà onere della stazione appaltante indicare le caratteristiche tecniche alle quali il modello BIM dovrà rispondere, e potranno riferirsi a uno specifico processo, metodo di produzione, prestazione dei lavori, forniture, e al ciclo di vita in generale; con tutte le difficoltà del caso.

Infatti, con una definizione di difficile lettura, il codice collega esplicitamente le specifiche tecniche al ciclo di vita, attribuendo a quest’ultimo aspetto un ruolo centrale.

Tali specifiche dovranno essere inserite nei documenti di gara.

Il ciclo di vita nel BIM

Per ciclo di vita si intendono tutte le fasi interconnesse, dalla ricerca iniziale allo smantellamento finale; comprese quindi (a mero titolo d’esempio):

  • produzione
  • scambi
  • trasporto
  • utilizzazione
  • manutenzione

L’analisi preventiva del ciclo di vita di un’opera consente (o dovrebbe consentire nella teoria)

all’amministrazione pubblica di valutare la sostenibilità economica dell’opera pubblica.

La progettazione BIM consente di inserire tutte le informazioni utili, all’interno del progetto, ottenendo rapporti in merito a:

  • efficienza energetica
  • materiali
  • manutenzione
  • eccetera

Si dovrebbe quindi in teoria poter stimare fin dall’inizio, l’ammontare

dei costi e dei benefici di un’opera pubblica, durante il suo intero ciclo di vita.

Anche l’appalto della progettazione verrà aggiudicato non più sul prezzo iniziale più vantaggioso, ma sul rapporto costo/efficacia più vantaggioso .

Cosa poi significherà in concreto e nella pratica, è tutto da vedere, e da capire.

In conclusione, la progettazione BIM, superata una prima fase di adeguamento, costituisce una scelta obbligata.

Considerazioni sulle specifiche tecniche

L’amministrazione pubblica italiana non ha mai brillato per rapidità, innovazione, e il rimanere al passo con i tempi. Mentre i funzionari del ministero preposto, vagheranno per i corridoi nel tentativo di capire cosa siano le specifiche tecniche, prima di capire come debbano prescriverle, il mondo dell’informatica va avanti, e determina gli standard dei nuovi processi.

Per la progettazione BIM si sta affermando il modello IFC, Industry Foundation Classes.

Una piattaforma aperta, non proprietaria, che stabilisce dagli standard per lo scambio di dati tra software diversi.

Nel nostro caso, pensiamo ai vari software di progettazione edile / architettonica e di modellazione 3D, quali AutoCAD, Revit, Edificius, Sketchup, STR Vision, eccetera. Se si trasmette un file contenente un modello BIM, da un software a un altro, è necessario che se nel primo, un oggetto è concettualmente un pilastro, tale deve essere anche nel secondo.

Inoltre, quel pilastro conterrà una serie di informazioni (dosaggio del calcestruzzo, additivi particolari, ecc.) che devono essere leggibili da entrambi i software, come da qualsiasi altro applicativo BIM.

Perchè la lettura del ‘pilastro’ sia uguale in tutti i software, è necessario un linguaggio comune. Lo standard IFC è appunto uno standard, e tra i vari possibili, è -secondo gli addetti ai lavori- quello che si sta affermando su tutti gli altri.